Social Shopping: come sfruttarli al meglio

Queste poche righe nascono dall'esigenza di spiegare un fenomeno ancora non abbastanza conosciuto che spesso può portare grossi risparmi ma anche grosse fregature.Per capire come evitare di cadere in fallo è sempre bene capire il meccanismo:Il social shopping non segue affatto le logiche del gruppo d'acquisto come ci è stato detto: "se siamo tanti a comprare il fornitore ci fa prezzi migliori". Al contrario, è un nuovissimo mezzo di pubblicità che vede chi offre il servizio e il portale (social) che il commercialista alleati ma anche competitor. Mi spiego:I portali social hanno decine se non centinaia di migliaia di mail, pagine e twitter frequentatissime, ..... insomma, possibilità di veicolare le offerte e viralizzarle (pubblicità per l'appunto). Chi offre servizi è interessato a questa grande visibilità anche perché i portali normalmente non chiedono soldi per pubblicizzare il prodotto/servizio, ma solo una provvigione sull'effettivo venduto (dal 30 al 50%).
Facendo sconti importanti (la leva sui social è l'offerta a prezzi ribassati - dal 20 fino al 70%) e dando una bella provvigione al portale il fornitore non guadagna nulla sulla singola vendita ma ha tre vantaggi grandissimi:

  1. compra una pubblicità molto forte senza alcun esborso monetario
  2. ha la possibilità di far provare il suo prodotto/servizio a tanti nuovi potenziali clienti
  3. se tutto funziona bene coloro che hanno provato recensiscono su internet e inducono nuova pubblicità (una parte poi torna o ricompra).

In questo senso fornitore e portale sono sulla stessa barca: se il fornitore procura un buon 'prodotto' con un buono sconto e il portale garantisce buona visibilità le vendite saranno sicuramente tante. Apparentemente funziona tutto bene per tutti: noi facciamo un affare, il portale ha le sue provvigioni, il fornitore ottiene l'effetto pubblicitario desiderato.
Ma allora perché ogni tanto ci sono le bufale? La bufala è dietro l'angolo e, come spesso succede, dipende dall'ingordigia di uno dei due partner o di entrambi. Un esempio sulla ristorazione: per vendere molto il portale richiede al ristorante prezzi bassissimi e allo stesso tempo, conscio della propria forza, chiede al ristoratore commissioni molto alte. Prezzo basso e commissioni alte portano il ristoratore in rimessa sulla singola vendita. Questo è accettabile per un numero limitato di vendite (come detto il valore è la pubblicità), ma cosa succede quando le vendite diventano cinquecento o più?
Molto semplicemente il ristoratore (o comunque il fornitore) ha due scelte:

  • prestare il servizio e fallire (sono numerosissimi gli esempi negli usa ma anche da noi)
  • prestare un servizio di qualità molto inferiore a quello promesso e, al contempo, cercare di recuperare soldi facendo pagare qualsiasi cosa non espressamente nominata nell'offerta come optional.

Dal momento che in pochi prediligono la prima scelta, in questo caso ad essere fregati siamo noi utenti finali.In realtà la cosa non funziona anche per il fornitore che spesso pensa di essere il più furbo di tutti e ignora il fatto che noi abbiamo in mano l'arma delle recensioni che, nel lungo periodo lo danneggiano molto di più di una rimessa di breve periodo.
Quindi noi come possiamo capire se un'offerta è buona o no? Se tutto torna acquistiamo senza problemi, ad eccezione di alcuni errori e alcuni tentativi di truffa che possono capitare ovunque, il social shopping è un sistema ottimo in cui tutti vincono.

  • Diffidiamo degli sconti oltre il 50%. Soprattutto sui prodotti è difficile arrivare oltre questa quota senza rimetterci molto.
  • Ma soprattutto guardiamo il numero delle vendite. Salvo alcune eccezioni, il meccanismo funziona molto bene per il fornitore se le vendite sono alcune decine, quando diventano diverse centinaia probabilmente qualcuno ha fatto male i conti. Non saranno mai poche unità perché un buon portale social vaglia le offerte e ha interesse a pubblicare solo quelle che venderanno.
  • Acquistiamo beni di fornitori noti che hanno un nome da difendere o di aziende appena nate che hanno quindi bisogno di pubblicizzarsi.
  • Se abbiamo già visto un'offerta di questo fornitore probabilmente avrà avuto successo e quindi il meccanismo ha funzionato.
  • Contattiamo il fornitore per acquisti di una certa entità e assicuriamoci che a risponderci sia veramente lui. A volte alcuni portali si occupano della vendita in tutti gli aspetti e sono spinti solo dalla massimizzazione delle vendite.

Perché ho scritto queste cose? Chi sono io? Mi chiamo Luigi Angelini, titolare di Media Consulting srl, società di web marketing e consulenza. Studio il social shopping per due motivi: come Media Consulting srl suggerisco alcuni portali social ad alcuni clienti, suggerendo il tipo di prodotto da offrire, quando, in quale quantità e con che scontistica. Spiego ai miei partner che se il cliente finale non sarà soddisfatto faremo più danno che altro. In più sono anche socio fondatore di Tippest.it. Prima di imbarcarmi in questa avventura ho cercato in tutti i modi di capire se questo era un business che creava soddisfazione o se, come succede negli Stati Uniti a qualche competitor, il meccanismo brucia clienti e fornitori ed è destinato a spegnersi.
Questi consigli sono gli stessi che ho dato alla rete commerciale di Tippest per trovare fornitori che diventino partner e che crescano assieme al portale. Hai trovato questo documento utile? Condividilo con altri. Hai altre domande? Contattami, mi permetterai di arricchire questo articolo.

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